Avevo scritto questo pezzo tempo fa, più per diletto che per contenuti nuovi da condividere. Poche ore fa è arrivata la notizia che Marianne Faithfull se ne è andata. E così questo pezzo mi suona ancor più malinconico, e caro.
Se l’avessi incontrata a Parigi sul finire dell’estate, a Montparnasse o dovunque Marianne Faithfull fosse dovunque io fossi gli ultimi giorni d’agosto 2022, nel mio viaggio breve e improvvisato a Parigi per il festival Rock en Seine 2022, dopo la pausa forzata della pandemia, quando suonarono Nick Cave and The Bad Seeds, se la incontrassi per caso le chiederei d’indicarmi la via.




«Lei che ha vissuto», le direi, «lei che ha cantato, lei che ha scelto di vivere la vita che voleva per sé», le direi io, le chiederei di indicarmi la via della libertà, «lei che porta un nome che è una favola, Faithfull» quanto il brano che sto ascoltando, “The Gypsy Fairie Queen”, il suo brano preferito dall’album Negative Capability.
Così ho letto in una sua vecchia intervista ripescata da chissà dove, un disco che parla degli amici che non ci sono più, dell’assenza, della sua «loneliness», la sua solitudine (o malinconia?) compagna di vita in Paris, la sua «adopted city», dell’amore, e del tradimento che accompagna sempre l’amore.
Le morti segnano sempre un prima e un dopo, anche in viaggio, anche quando si torna in una città del cuore quale è per me Parigi, l’ultima volta nel settembre del 2023, la terzultima nel 2014 o giù di lì e comunque prima che s’ammalasse mio padre, che morisse e che mi lasciasse con il suo ricordo dei francesi che non amava affatto, un po’ come canta Paolo Conte, «e i francesi ci rispettano, che le balle ancora gli girano, e tu mi fai…».
«My dad is dying. It’s cancer. I’m spending as much time with him as I can, but in the absolute terror of it all, I can’t help but crack jokes. And then the guilt takes over. Do you or Susie ever joke or laugh in your grief?», scrive Roger da Vancouver a Nick Cave nel numero #305 di dicembre 2024 dei Red Hand Files. Nick gli risponde: «It seems that there is genuine love between you. If this is so, I would say that he wouldn’t need you to be anything other than who you are – your authentic self. I doubt your dad wants you on your best behaviour. If you are the kind of person who uses humour to alleviate tension – I certainly am – then do so. I can’t think of a more poignant and binding act than to be able to laugh together in this most tragic of circumstances. The thing that you don’t need in this dynamic is guilt. Dispense with it. You have nothing to feel guilty for. For Susie and me, humour is as necessary as breathing – without it, the darkness becomes unbearable».


Wild God Tour

durante lo show
Come si fa ad andare incontro al tempo che passa? Il tempo della vita non batte al tempo della musica, o forse sì? Quello in musica è un tempo che non uccide, che non tradisce, che non delude, non ossessiona con l’incedere degli errori e della fatica, non si porta appresso l’amarezza e lo sconforto o anche soltanto la stanchezza. Semmai culla e conforta, seppur nella malinconia dei giorni andati.


Un tempo magico è la musica, la magia dei duetti di Marianne Faithfull con Nick Cave, “The Gypsy Fairie Queen”, “The Crane Wife 3” col violino superbo di Warren Ellis, che sanno d’amore e di rispetto; ha un che di reverenziale l’apparizione di Marianne Faithfull in This much I Know To Be True, la seconda parte del suggestivo dittico, perfetto, su Nick Cave e Warren Ellis del regista Andrew Dominik (uscita nel 2022, preceduta nel 2018 da One More Time With Feeling), la premura e l’attenzione con cui Cave & Ellis la accolgono in scena.
Salii su un treno per Parigi con in tasca un biglietto per il concerto di Nick Cave and The Bad Seeds sul finire dell’estate 2022. L’estate è finita, pure il tour 2024 Wild God in Europa di Nick Cave and The Bad Seeds è finito ma non il tempo dei ricordi, non il tempo della musica.

