“Il mio giardino persiano”
Inno dolente alla libertà
delle donne

Il film dei registi iraniani Moghaddam e Sanaeeha, nelle sale italiane a inizio anno, riporta l'attenzione sulla condizione delle donne sotto il regime degli ayatollah e il movimento "Donna Vita Libertà" a cui Marjane Satrapi, l'autrice di graphic novel più nota al mondo, ha dedicato l'ultimo suo libro.
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13 Febbraio 2025

Nel mio giardino italiano, al di là del muro di recinzione, non ci sono guardiani; posso bere e suonare musica e ballare, senza veli; se lo desidero, io, donna sola, posso invitare un uomo che non sia mio marito. Ne Il mio giardino persiano, Mahin non gode della mia stessa libertà, deve fare attenzione a che i vicini non la denuncino ai guardiani della rivoluzione.

Settantenne rimasta vedova, Mahin è la protagonista del nuovo film dei registi iraniani Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha. Sono una coppia nella vita e il loro film è arrivato nelle sale italiane a gennaio, dopo essere stato presentato alla Berlinale nel 2023 in loro assenza, perché non avevano i passaporti, ritirati dal regime degli ayatollah.

Nell’intervista di Lucrezia Ercolani per “il manifesto” del 21 gennaio 2025, Maryam Moghaddam ha spiegato che la loro idea era di «parlare della vita, della solitudine e della vecchiaia attraverso una storia d’amore calata nella realtà. E la realtà in Iran ha molto a che fare con la politica. Da 45 anni a questa parte, da quando è avvenuta la rivoluzione, siamo stati costretti a mentire sulle nostre esistenze e sui nostri corpi. Abbiamo una doppia vita: una a casa e una fuori».

Behtash Sanaeeha rivela che Mahsa Amini fu uccisa appena due settimane dopo aver iniziato le riprese del film. «Ora che c’è il movimento Donna Vita Libertà, dobbiamo fare la nostra parte», dice il regista alla giornalista, ricordando la ventiduenne iraniana morta il 16 settembre 2022 a causa delle percosse subite dalla polizia morale per non aver indossato “correttamente” il velo, e il movimento di protesta delle iraniane e dei iraniani che ne seguì nelle settimane successive.

Donna Vita Libertà. Avere vent’anni in Iran e morire per i diritti delle donne è il titolo che Marjane Satrapi, l’autrice di graphic novel più nota al mondo per la sua autobiografia a fumetti Persepolis, uscita in Francia nel 2000 e tradotta in più di cento lingue, ha dato al volume uscito nel settembre del 2023, a un anno dalla morte di Mahsa. Pubblicato in Francia per la casa editrice L’Iconoclaste e in Italia per Rizzoli Lizard con la traduzione di Lara Pollero, Donna Vita Libertà raccoglie i testi di tre esperti – Farid Vahid, politologo esperto di storia dell’Iran; Jean-Pierre Perrin, reporter di lunga data per “Libération”, e il professor Abbas Milani, storico, direttore del dipartimento di Iranian Studies a Stanford – assieme ai disegni di una ventina di illustratori (tra cui Joann Sfar e Paco Roca) per la maggior parte provenienti da Europa e America.

La citazione sopra è tratta da una delle strisce disegnate da Marjane Satrapi nel volume da lei curato, Donna Vita Libertà, in libreria per Rizzoli Lizard con la traduzione di Lara Pollero | pp. 272 a colori | € 25,00
Un mio scatto di Marjane Satrapi alla presentazione di Femme, vie, libertè il 16 settembre 2023 all’mk2 Institut di Parigi (come le immagini più sotto)

Nata in Iran nel 1969 e cresciuta a Teheran, a quattordici anni Marjane Satrapi viene mandata a studiare in Austria dai genitori, vogliono proteggerla dalla guerra tra l’Iran e l’Iraq. Dopo quattro anni torna a Teheran e si iscrive all’Accademia di Belle arti. A ventiquattro anni si trasferisce in Francia, dove scrive Persepolis, che narra la sua infanzia e la sua giovinezza segnate dalla guerra e dalla rivoluzione. Vende milioni di copie in tutto il mondo. Il “New York Times” inserisce il grapich novel al secondo posto della classifica dei migliori libri pubblicati negli ultimi trent’anni. Dopo Persepolis, divenuto anche un film d’animazione premiato con due César e una nomination agli Oscar, Marjane Satrapi prosegue la sua narrazione dell’Iran con altri due fumetti ambientati nel suo paese d’origine, Taglia e cuci e Pollo alle prugne, premiato come miglior album al festival di Angoulême 2024.

Nel maggio del 2023 Rizzoli Lizard pubblica Favole persiane. L’irriverente saggezza dell’antico Iran. Sono storie illustrate da Satrapi e raccolte da due studiosi di letteratura, Lila Ibrahim-Lamrous e Bahman Namvar-Motlag, che dal Masnavi, poema del poeta persiano Gialāl ad-Dīn Rūmī vissuto nel tredicesimo secolo, tanto letto e diffuso nel mondo musulmano da essere soprannominato “il Corano della Persia”, hanno selezionato quarantatré favole, tra quelle più note, che risuonano come lezioni di libertà dal passato di un popolo oggi vittima di una dittatura. «Attraverso una scrittura piacevole», spiegano i due autori nell’introduzione al volume a proposito del poeta, che negli ultimi anni della sua vita dettò l’opera ai suoi discepoli, i Dervisci rotanti, «vi esprime le sue conoscenze e la sua esperienza allo scopo di istruire, mettere in guardia e insegnare a chiunque a essere critico e tollerante e a costruire la propria felicità, la propria crescita personale e la propria saggezza».

«Nel corso del secolo scorso, gli iraniani hanno vissuto tre importanti cambiamenti politici e almeno tre (se non sei) rivoluzioni», scrivono Hamoun & Abbas Milani in Donna Vita Libertà. «È difficile trovare un’altra nazione che abbia conosciuto altrettanti stravolgimenti e il cui popolo sia sempre rimasto così fermamente attaccato alla propria libertà. In suo nome, migliaia di iraniani hanno dato la vita o la carne e milioni hanno visto le proprie esistenze sgretolarsi. Ma come dimostra il movimento “Donna, Vita, Libertà”, la lotta di Sisifo continua».

È un film che emoziona, Il mio giardino persiano, per diverse ragioni. Delicata nell’affrontare la solitudine e la vecchiaia, decisa nel rivendicare la bellezza del desiderio a ogni età, è una storia che mi ha commosso per la sensibilità e l’intimità con cui descrive un amore nascente e improvviso, inaspettato, vietato dalle leggi della dittatura ma che nel giardino di Mahin sboccia come una rinascita e sopravvive finché altre leggi, quelle della natura o del destino, non interverranno a ricordarci quanto possa essere brutale la vita.

Brutale è la condizione delle donne nell’odierno Iran, che i due registi narrano con un’autenticità senza fronzoli, perché è dalla quotidianità di Mahin, dai suoi gesti quotidiani, dal pranzo che prepara per le amiche, dalla curiosità malevola e sorvegliante della vicina di casa, dalla decisa spontaneità con cui per strada interviene in aiuto di una giovane fermata dalla polizia morale, è da questi piccoli momenti (e da altri che non svelo a favore di chi il film non l’ha ancora visto), apparentemente minimali per me che guardo, lontana e al sicuro dall’Iran, è attraverso questo ritmo asciutto della vita di una settantenne vedova che io posso entrare appieno nella dimensione politica di cittadinanza nient’affatto ordinaria ma assolutamente dolente, privata della libertà individuale e collettiva che io, nel mio giardino italiano, do per scontata.

Parigi, settembre 2023

Non è scontato poter decidere di agire e di impegnarsi attivamente per una causa civile universale, quale è la liberazione del popolo iraniano dal regime sanguinario sotto cui conduce la propria esistenza. Quanti di noi faticano a vivere già per conto proprio lo possono ben testimoniare. Resto però convinta del gesto già potente di per sé di scegliere di sapere, di informarsi, di andare al cinema, di andare in libreria e acquistare un libro che trasmetta conoscenza e, pur soltanto sfogliando pagine, partecipazione. Nonostante ogni forma di censura, resto fermamente convinta del potere non silenziabile delle storie e del narrare, una voce più forte e incontrollabile di qualsiasi dittatura.

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