Libera e consapevole tal quale queste poche righe di buona scrittura hanno la potenza di suggerire: «Per tutta la vita tenderai a perderti nelle tue sensazioni e fantasie. Il mondo autoritario degli adulti e le inquietanti sagome nere della scuola ti zittiscono proprio quando stai imparando a parlare. A partire da che età si è consci di sapere qualcosa che può essere anche espresso a parole? Fai bene a imparare contemporaneamente a scrivere».
Intanto Louise, ragazzina «dolce e ingenua» scopre il mondo negli anni Cinquanta, dal paesino sulle Alpi francesi dove è cresciuta col padre dentista e la madre casalinga («scoprirai che tua madre ha ottenuto il diritto di voto appena dieci anni prima, alla fine della Seconda guerra mondiale. Tanto, in tutta la sua vita non farà mai scelte elettorali diverse da quelle di tuo padre, aggiungendo con un sorriso imbarazzato che lei di politica non sa nulla») si trasferisce a studiare a Lione, dove conoscerà altri giovani, Henri l’indimenticabile pianista di jazz rimasto orfano dopo che i nazisti gli hanno ammazzato i genitori, e Johann, tedesco, per il cui amore alla fine Louise lascerà la Francia.
Veloce la vita è un piccolo grande romanzo, 176 pagine dalle emozioni delicate e dalla forte scrittura, che fa di Sylvie Schenk un’autrice raffinata, incantevole, da ascoltare, che qui racconta, tra finzione narrativa, memoir e autobiografia, la formazione di una ragazza che diventa donna attraverso l’Europa di metà Novecento, l’amore per la lettura e per le lingue.
Schenk si trasferì in Germania nel 1966 e nel 1992 ha iniziato a scrivere in tedesco. «Ora nella tua lingua straniera e d’amore, sei proprio avvinta dal tedesco, con la sua ricchezza, le sue curvature, le sue difficoltà. È una lingua che scintilla: un interminabile fuoco d’artificio. E la solitudine, che non ti lascia mai, adesso è tua alleata. La buona scrittura nasce dalla solitudine, sgorga impetuosa da un flusso di parole che si contrae. All’inizio scrivi dei racconti solo per te. Gioisci dei tuoi arditi giochi di parole, dei nuovi esperimenti testuali, intrecci le due lingue. Anche se alla fine il francese è costretto a tacere, ne risulta comunque una partitura a due voci, mescoli la tua indole francese con il lessico tedesco e la sua sintassi».
Schenk ci avvolge dalla voce narrante in seconda persona, ci interroga con le riflessioni di Louise sul significato personale e politico della libertà, sul valore e sul peso della memoria storica di guerra e delle germaniche ombre familiari, ci descrive con nitidezza la consapevolezza della dicotomia irrisolvibile che certe scelte di vita si portano appresso, che corrono lungo le nostre esistenze.
«Talvolta nella tua testa si fa strada questo terribile scenario: lui finge e tu ti illudi, un perfido gioco. E se il vostro amore fosse solo la variante di un amore immaginato? Appreso, imitato, tramandato da secoli nella letteratura? Non si può fare a meno di amare? L’amore è un fenomeno legato alla civiltà? La luccicante carta da regalo che avvolge il sesso? L’amore è un passaggio obbligato per sentirsi adulti? L’incandescente fine dell’innocenza e dell’infanzia? Il portale decorato, illusorio, della routine del matrimonio, della famiglia, del matrimonio? Questi pensieri ti fanno venire le vertigini. E poi: perché si dovrebbe amare un solo uomo e non due o più, magari contemporaneamente? Gli scrivi di voler vivere con lui, ma che non te la senti di promettergli di amare per tutta la vita solo lui. Le persone cambiano, condizionate da altri o semplicemente perché ne sentono il bisogno. Johann ti risponde dicendo che ti ama, che ti amerà sempre, qualunque cosa accada».
